Pagala è un grosso villaggio del distretto di Blitta, diocesi di Atakpame, centro-sud di quella striscia di terra sul golfo del Benin nella quale fin dal 1996 abbiamo sviluppato i nostri progetti: il Togo. Tutto è nato dall’amicizia con don Policarpo, giovane sacerdote togolese che ha compiuto i propri studi presso il seminario vescovile di Fidenza. Da quando è tornato in Africa abbiamo sentito l’esigenza di arricchire quel nostro rapporto di amicizia con iniziative concrete di solidarietà; suo è stato il suggerimento di realizzare interventi specifici nel campo dell’educazione, e da qui è nata l’Associazione con le sue molteplici attività: finanziamento di insegnanti e strutture scolastiche, borse di studio, interventi nel campo sanitario. Buona parte dei fondi che raccogliamo proviene dalla vendita di fiori, una attività che fa sorridere i togolesi, increduli del fatto che in Europa si possano raccogliere soldi vendendo fiori, e soprattutto che ci sia gente disposta a spendere per acquistarli! Infatti la situazione economica in Togo è caratterizzata da una diffusa indigenza, come dimostra il reddito medio annuo pro capite di circa 200 euro.

La tragica morte di don Policarpo nel 2004, a causa di un incidente stradale, non ha fermato le nostre iniziative, abbiamo così individuato un nuovo referente locale in don Maurice per portare avanti i progetti intrapresi. I contatti con i nostri referenti in Togo sono continuati durante questi anni, sia grazie alle visite in Italia di don Policarpo e di don Maurice, sia grazie ai viaggi in Togo che alcuni membri della associazione hanno effettuato nel 2002 e nel 2006 (nel gennaio 2008 è previsto il prossimo).

Ma l'incontro che ricordiamo con più gioia è quello dell’8 febbraio 2006, quando alla presenza del nostro rappresentante in Togo è stata finalmente inaugurata la nuova scuola di Pagalà, intitolata alla memoria di don Policarpo che ne è stato il primo fautore. Il progetto di questa scuola infatti ci ha impegnati parecchio non solo per reperire i fondi ma anche per garantire la prosecuzione dei lavori a Pagala, interrotti in più riprese a causa di problemi nel reperimento di materiali e mano d'opera, oltre che per l'improvvisa scomparsa di don Policarpo proprio all'inizio dei lavori. Ricordiamo che in Togo tutte le scuole, anche quelle statali (che comunque scarseggiano) sono a pagamento. Quella di Pagala è una scuola elementare di ispirazione cattolica, che noi abbiamo scelto di aiutare contribuendo allo stipendio di 6 insegnanti e istituendo borse di studio per gli alunni più bisognosi. Ci sembra molto importante il criterio della massima inclusione: a Pagala vengono accolti anche bambini animisti o musulmani, e si cerca sempre di non escludere nessuno anche solo per motivi puramente economici.

La giornata dell'inaugurazione era stata preparata da tempo dalle famiglie, dagli insegnanti e dalle autorità. Per loro si trattava indubbiamente di un avvenimento unico e di grande festa, da vivere quindi con cerimonie intense, gioiose e partecipate. Una maniera di festeggiare che lascia un po' stupiti noi europei, abituati a modi molto più sbrigativi e formali, ma è bastato lasciarsi coinvolgere nella festa senza farsi troppi problemi per godersi appieno della giornata nel suo profondo significato di incontro, scambio e amicizia. I festeggiamenti sono così durati per tutto il giorno, con i saluti delle autorità, discorsi dei direttori e degli insegnanti, il banchetto e soprattutto con numerosi canti e balli da parte di studenti, genitori e gruppi folcloristici. In queste occasioni la presenza di italiani suscita sempre grande curiosità specialmente fra i bambini, che chiamano “yovò, yovò” (letteralmente “uomo bianco”) gli ospiti, corrono incontro e danno la mano. Alcuni si offrono spontaneamente come “guide” allo straniero e lo accompagnano nei villaggi e nelle capanne, forse un po' pavoneggiandosi di passeggiare con un ospite ritenuto importante... E ridono. Non abbiamo mai visto tanta gente sorridere come in Togo! Ci chiediamo ancora come facciano, l'accoglienza che le persone incontrate ci hanno riservato è stata meravigliosa. Quasi tutti gli scolari sono privi di un abbigliamento anche solo vagamente simile a quello dei loro colleghi europei, e non solo per la mancanza di scarpe e zaini firmati. I più fortunati indossano una sorta di casacca-divisa confezionata in maniera un po' rozza ma efficace dalle suore di Notre Dame. Dei bambini colpisce infine, certamente, il grande numero. Alla mattina, prima e dopo l'ora di pranzo e al pomeriggio ci si imbatte in lunghe file di bambini abituati a macinare diversi chilometri a piedi (non esiste alcun tipo di trasporto pubblico) per recarsi a scuola insieme. Una scena che ormai è possibile vedere solo nel terzo mondo perché da noi - come si sa - i bambini vengono accompagnati e ritirati in macchina (da soli) dai genitori fin davanti al portone di scuola.

Ci sembra che il senso profondo del nostro agire possa essere efficacemente riassunto da alcuni brani delle lettere di don Policarpo.

“Aiutare qualcuno a studiare è aiutarlo a servire meglio la sua Nazione e Società: istruirsi per meglio servire rimane sempre il mio motto. Sono convinto che ogni sviluppo parte dalla scuola. E per meglio servire occorre istruirsi nelle condizioni migliori. Certuni che non muovono un dito pensano che non potremo mai cambiare il corso degli avvenimenti o il destino della gente! Ma io rimango persuaso che ogni atto di carità rimane un qualcosa in più a quello che c’era o che c’è. Potete capire l'importanza che riveste anche la minima offerta data nell'ambito delle iniziative dell'Associazione che mi sostiene; sostenere le iniziative del Gruppo è un modo per partecipare alla felicità del mio popolo.”

Tra gli obiettivi del prossimo viaggio non mancheranno le visite a Notsé e Sokodé, località in cui stiamo avviando alcuni progetti sanitari (alimenti per neonati e aiuti per un orfanotrofio, costruzione di un dispensario) anche grazie all'aiuto finanziario di alcuni medici che hanno voluto aiutarci in queste nuove imprese.

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